Perché navigare da un sito all’altro – di link in link – contribuisce a liberarsi dalla passività su cui algoritmi e intelligenze artificiali basano il loro predominio. Significa tornare a scegliere volutamente contenuti e fonti selezionati da un intervento umano scaturito, non dalla voglia di estrarre dati da vendere a qualcuno, ma dal tentativo di proporre fonti selezionate perché reputate buone e utili per chi li le leggerà. Navigare attraverso un webring assomiglia a un atto di fiducia verso persone reali il cui scopo non è quello di tenervi imbrigliati tra le mura sempre di identiche di una piattaforma o di un ambiente chiuso, ma quello di valorizzare il link – la connessione, anche quella dal webring al Web esterno.
– dalla homepage di Lit/Ring
Lit/Ring chiude i battenti dopo un anno di vita: era un esperimento che voleva indagare la possibilità di creare un circuito virtuoso tra i blog e i siti web che si occupano di libri e letteratura. Tra qualche giorno il dominio scadrà e le due pagine che tenevano online i contenuti del webring scompariranno dai browser.
I risultati raggiunti, per usare un eufemismo, non sono incoraggianti: sono stati solo otto blog a aderire all’iniziativa, compreso quello che state leggendo e che aveva lanciato il webring.
I motivi sono diversi, ma quello principale credo sia stato il fatto che i network di blog siano uno strumento spuntato rispetto alla pervasività, alla facilità di utilizzo e di interazione dei social network. Poi credo ci sia anche il fatto che affidarsi alla potenza comunicativa della parola scritta – sia pure a schermo – in un momento in cui le produzioni video sono le più seguite sia stata una scommessa troppo ardita. Leggere il post di un blog ha un’attrattiva estremamente più debole rispetto alla più affascinante e meno impegnativa possibilità di cliccare il tasto play di un video, breve o lungo che sia. Forse sono tempi da lettori comodi e per questo mi viene da pensare a ciò che Liz Pelly scrive riguardo agli utilizzatori di Spotify quando definisce il loro ascolto “lean-back listening: per ora è vincente un modo passivo e rilassato di usare i media, ormai lontano anni luce dall’attività – o dalla proattività come sembra di moda dire da un po’ – di altri tempi del Web.
Insomma: siamo ancora qui a confrontarci con il beckettiano fallire ancora, fallire meglio, ma senza vittimismi o orgoglio da minoranza ferita. Si troveranno altre strade per condurre più persone alla lettura di testi, sia a 72 dpi sia su carta. Intanto non posso che ringraziare gli altri sette coraggiosi e coraggiose cha avevano aderito al webring e che continuerò a leggere fino a quando scriveranno. Grazie di cuore per la fiducia a arsenio bravuomo, Guido Catalano, La siepe di more, Bluebabbler, Giochi di parole… con le parole, Clockwork e Daydream On a Bookshelf.
È andata così, ma qui, nonostante l’enshittification in corso, non si arretra di un passo, sia chiaro.
