Il lavoro, il sangue e le mappe

Altri tre link dalle mie ultime letture di cui voglio tenere traccia e conto.

  1. “Morti sul lavoro” – A Vienna, pochi giorni fa, viene giù un’impalcatura nel cortile interno di un palazzo di sei piani, travolgendo le persone che stanno lavorando nel cantiere. Non si sa quanti morti ci siano, i pompieri usano anche le unità cinofile per recuperare chi è ancora sotto le macerie. Luigi “Yamunin” Chiarella lavora nel ristorante a pochi passi da dove è accaduta la catastrofe. Sua è la testimonianza di quello che ha visto da dietro le transenne che bloccano l’ingresso, sua la domanda che s’impone di fronte alle attività commerciali che non chiudono mentre i corpi sono ancora lì: «Se non ci ferma neanche questo, dei morti sul lavoro qui accanto, cosa ci ferma? In generale, mi chiedo, cosa deve succedere per fermarsi un momento?»
    (di Luigi Chiarella – via Yamunin – blog)
  2. “Lou Reed, sangue di ghiaccio” – Il 2 marzo, fosse ancora qui, Lou Reed avrebbe compiuto ottantaquattro anni. Daniela Amenta lo ritrae magnificamente incastonandolo nella dicotomia «del gelo e del fuoco che brucia», ricordandone la liaison con Laurie Anderson e l’amicizia e le botte con David Bowie. Un pezzo di sincera ammirazione e empatia per il cantore del dolore e della fatica della dipendenza che il 14 luglio 2007 all’Anfiteatro romano di Cagliari concluse il suo tour mondiale portando sul palco un’orchestra e un coro di bambini per “Berlin”, il suo concept album del 1973 di fronte a una luna piena «sorella / oggi compunta e avvelenata / dispensatrice di atroci virtù» – per citare le rime di Gian Pietro Lucini.
    (di Daniela Amenta – via Le cosette di Amenta – newsletter)
  3. “Mapping Google’s Unmappable City” – Un esperimento e un documentario su North Oaks, in Minnesota, l’unica città di tutti gli Stati Uniti a non essere presente nella Street View di Google Maps. Jason Koebler racconta i tentativi di Chris Parr, documentarista e youtuber, di mappare attraverso un drone le strade di questa enclave di ricchi che, in quanto proprietari anche delle strade della città, non permettono a nessuno né di entrare né di riportare su una mappa il loro luogo di residenza. Una comunità di benestanti – comprendente amministratori delegati e dirigenti di grandi aziende – che ha creato «un’infrastruttura legale e di sorveglianza tale da impedire di essere mappati. […] Mentre il resto di noi, invece, è soggetto a ogni tipo di sorveglianza da parte dei vicini e delle forze dell’ordine».
    (di Jason Koeblervia 404 Media)

La guida gastronomica degli Stormo

È uscito da poco “Gesti”, singolo degli Stormo, una dei gruppi punk hardcore – o post-hardcore, fate voi – tra i miei preferiti. Ne ho scritto su Humans vs Robots tirando in mezzo niente meno che Giacomo Leopardi e la sua ginestra per concludere un discorso sulle piante e la loro eroica capacità di nascere e svilupparsi in ambienti climaticamente ostili. Una metafora vegetale che il quartetto ha usato anche visivamente sulla copertina dei loro ultimi due album.

Ma quello che voglio appuntarmi qui è una di quelle informazioni laterali che possono risultare utilissime nella vita di tutti i giorni. Gli Stormo sono abituati da anni a macinare chilometri, in Italia e in Europa, per raggiungere i luoghi dei loro concerti. Durante questi spostamenti, si fermano spesso a mangiare in trattorie e ristoranti per camionisti che poi recensiscono su Google Maps, lasciando traccia dei loro pasti e tragitti. A differenza della guida Michelin, nata dai due fondatori dell’omonima azienda di pneumatici per incentivare le persone a muoversi, consumare le gomme così da comprarne di nuove, la guida gastronomica dei nostri è più una sincera testimonianza delle portate che servono per rimettere energie in corpo durante la lunga via del rock. Siccome metà della band è vegana, anche chi mangia solo ciò che non si muoveva da vivo, può usufruirne con godimento.

Personalmente, quando sarò nelle sue vicinanze, voglio fermarmi a La Sosta del Camionista.

Edit: Grazie alla segnalazione via social di Marco Manicardi, si apprende di un’altra rapida guida di alcuni posti dove mangiare quando sei in giro per concerti: le Osterie in tour dei Gazebo Penguins.


Foto: Stormo Local Guide | Ristorante Pizzeria Le Due Fontane | via Google Maps.

Per Lynette e Diane

Lynette ha trent’anni e fa due lavori, ma non bastano. Per comprarsi una casa nella Portland massacrata dalla gentrificazione, deve trovare altri introiti. Così si ritrova in certe officine malsane, tra tossici che respirano benzina spruzzata su una mascherina cercando di forzare una cassaforte. Oppure, come fa già una sua collega nel bar dove lavora, è costretta a vendere il suo corpo a ricchi promotori finanziari stanchi delle loro famiglie o a agiati informatici ventottenni, perversi e egoisti nelle loro dimore ristrutturate da architetti all’ultima moda. Lynette ha un fratello con gravi disabilità mentali, un padre alcolista che se ne è andato e ora lavora sfruttando gli immigrati del Salvador e una madre che fuma troppo e spende i tutti i suoi risparmi perché vuole una macchina nuova.

Diane è bloccata fuori da Tijuana in Messico, dove passa il muro che divide gli Stati Uniti dal resto dell’America. Ha una sessantina di dollari in tasca, i suoi denti non sono in buone condizioni e ha un occhio nero. Adesso è lì, ai margini di una delle città più pericolose al mondo, e sono un lontano ricordo i giorni in cui suonava il clarinetto nella banda e adorava guardare film francesi. Ora è schiava del Dilaudid, come migliaia di altre persone, rese dipendenti da un farmaco che ingrassa le case farmaceutiche o sostenta appena chi lo spaccia per strada.

Lynette e Diane sono due personaggi usciti dalla penna di Willy Vlautin, ispirati dalle dure esistenze della classe lavoratrice americana. Quella che dalle tronfie dichiarazioni e dai millantati proclami di prosperità dell’attuale governo è esclusa. Quella che cerca di sopravvivere ai prezzi delle abitazioni sempre più alti, alla sanità sempre più inaccessabile, a indebitamenti sempre meno solvibili. Sempre più a rischio di precipitare nell’indigenza da working-poor, ormai lontana anni luce dal sogno americano.

Lynette è la protagonista di “La notte arriva sempre” – pubblicato in Italia da Jimenez grazie alla traduzione di Gianluca Testani – mentre Diane è al centro delle strofe di “Dilaudid Diane”, il singolo tratto da “The Setup” dei Delines, l’ultimo disco della band in cui Willy Vlautin, da tredici anni in qua, scrive i testi, suona la chitarra e canta, unendo la sua voce a quella dalle profonde sfumature di Amy Boone. Della canzone ne ho scritto su Humans vs. Robots in questo post su “una ballata per chi si è perso e non può tornare”.

Del libro ne scriverò a breve, ma mi piacerebbe farne anche un video per una vecchia idea che non ho mai tempo – o forse voglia – di principiare. Intanto, se volete, leggete i libri di Willy Valutin, non ve ne pentirete.


Foto da “Portland, Oregon: Displacement by design” | via National Community Reinvestment Coalition.

Quello che Joe Strummer ci ha insegnato

Oggi valgono ancora di più le parole dette quasi dieci anni fa da Henry Rollins:

«This is not a time to be dismayed, this is punk rock time. This is what Joe Strummer trained you for. It is now time to go».
– Audioclip via trashflow | Soundcloud

Anche un mosh pit può dare forza alle proteste in corso negli Stati Uniti: come quello che si innescato sabato 31 gennaio nel bel mezzo di Alameda Street, durante un concerto organizzato di fronte allo Street Metropolitan Detention Center, quando centinaia di punk hanno unito il loro grido contro l’ICE a quello della band punk hardcore più pazza di Los Angeles, i Dead City, maestri negli show di strada istantanei.