Che l’incazzatura sia il primo motore dei social non c’è dubbio – e di questo la redazione di Lucy sulla cultura sono sicuro che ne abbia piena contezza. Però c’è anche il fatto che l’articolo di Camilla Burelli intitolato “Odiare chi può permettersi una casa in centro a 30 anni”, oltre a aver generato migliaia di impression e menzioni, possa aver fatto passare la voglia di leggere e, specialmente, di sostenere la rivista. Lo dico perché ho un abbonamento a Lucy fin dalla sua nascita – è l’unico che che ho mantenuto dopo una serie di tagli personali – e dopo aver letto l’articolo non so se a metà maggio lo rinnoverò.
Chissà se altri abbonati avranno il mio stesso dubbio e chissà se la redazione lo abbia messo in conto prima di premere il pulsante “Pubblica”. Chissà poi se, quando è stato deciso che il tema del mese di aprile era quello dedicato alle «sensazioni che l’odio provoca, le sue derive peggiori, e le sue cause spesso fomentate da terzi», i responsabili di Lucy avranno pensato alle possibili conseguenze in termini di supporto alla loro linea editoriale e politica. Il pensiero che non lo abbiano considerato, almeno per me, è forte perché, dopo le numerose reazioni negative ricevute sui social network, forse un post di spiegazione ci stava tutto – sia che fosse per chiarire che era una trollata, sia per rivendicare la propria libertà editoriale o difendere l’autrice colpita da una marea di attacchi. Mettere dietro paywall l’articolo in questione va proprio nella direzione opposta.
Non credo che ci saranno risposte pubbliche, ma almeno questo mio post serve per parlare di un libro. Un gran bel libro, secondo me: “La notte arriva sempre” di Willy Vlautin.
Un libro su una donna che lotta da tre anni – «tre anni senza alzare lo sguardo una sola volta» – per riuscire a comprarsi una casa nella Portland azzannata dalla gentrificazione: la trentenne Lynette viene da una famiglia working class, ha un passato a dir poco burrascoso, ma nonostante tutto, cerca di non soccombere allo spopolamento del suo quartiere e, in quarantotto ore, senza mai lamentarsi nonostante la pioggia continua, una macchina scassata che non parte mai alla prima, ne fa di tutte per racimolare i soldi che le servono per acquistare la piccola abitazione dove vive da anni insieme al fratello disabile e alla madre che non ce la fa più a vivere senza mai una soddisfazione. Lynette fa due lavori, anzi tre, se ce ne aggiungiamo anche uno non proprio legale. Si alza tutte le mattine alle quattro e mezzo e nella parte libera del pomeriggio cerca di studiare per trovare una via d’uscita più dignitosa di chi non può permettersi un appartamento nel centro di Milano.
Se ti va, leggilo anche tu, compagna Burelli.
Immagine: “Gentrification is a Global Phenomenon” | via Unicorn Riot.