Lo spettacolo, gli infiltrati e i surrealisti

Pronti tre link dalle mie ultime letture di cui voglio tenere traccia e conto.

  1. “Oltre la spettacolarizzazione della militanza” – Un estratto da “Malamovida. Manuale di entusiasmo immotivato e rivolta” di Lara Gaber, libro quanto mai attuale per la sua riflessione sull’utilizzo del conflitto simulato, uno strumento datato e spuntato, pantomima utile più alle telecamere e ai reel dei social che alle reali pratiche di lotta.
    (di Lara Gaber – via Not – Nero Editions)
  2. “Gli “infiltrati” non esistono” – Partendo dagli scontri torinesi dei giorni scorsi, Leonardo Bianchi analizza la figura dell’infiltrato e della narrazione che, dal G8 di Genova in poi, addossa al fantasmatico Black Bloc ogni malefatta o occulta orchestrazione.
    (di Leonardo Bianchi – via Complotti! newsletter)
  3. “Surrealism Against Fascism” – Un long form di Naomi Klein sulla carica antifascista dei surrealisti, coloro che negli anni Venti seppero guardare in quell’abisso chiamata civiltà, dichiarando il loro “pessimismo su tutta la linea” ma, allo stesso tempo, strappando da quell’oscurità una poetica di cambiamento rivoluzionario.
    (di Naomi Klein – via Equator)

Quello che Joe Strummer ci ha insegnato

Oggi valgono ancora di più le parole dette quasi dieci anni fa da Henry Rollins:

«This is not a time to be dismayed, this is punk rock time. This is what Joe Strummer trained you for. It is now time to go».
– Audioclip via trashflow | Soundcloud

Anche un mosh pit può dare forza alle proteste in corso negli Stati Uniti: come quello che si innescato sabato 31 gennaio nel bel mezzo di Alameda Street, durante un concerto organizzato di fronte allo Street Metropolitan Detention Center, quando centinaia di punk hanno unito il loro grido contro l’ICE a quello della band punk hardcore più pazza di Los Angeles, i Dead City, maestri negli show di strada istantanei.

Il coro, la resistenza e l’opposto del capitalismo

Rispolverando la vecchia pratica del linklog, oggi soppiantata quasi interamente dalle piattaforme, ecco tre link dalle mie ultime letture di cui voglio tenere traccia e conto.

  1. “Siamo Tutti Antifascisti, e già…” – La storia intorno alla canzone “No Pigs” dei Dr Sure’s Unusual Practice, quando sul palco del Binic Folks Blues Festival il collettivo musicale australiano ha recepito una precisa indicazione fornita in coro dal pubblico presente.
    (di Manuel Graziani – via Manwell blog)
  2. “Bruce Springsteen Crashes Tom Morello Anti-ICE Rally In Minneapolis” – A proposito di concerti, a quello organizzato da Tom Morello a Minneapolis a sorpresa è arrivato anche Bruce Springsteen, unendo le sue forze con chi resiste, con la chitarra o con telefono & fischietto, contro le nefaste azioni dell’ICE.
    (di Redazione Spin – via Spin)
  3. “Hip-Hop is inverse capitalism” – Una riflessione sull’hip hop, sulla sua nascita come forma di autodifesa estetica e politica e come “sintomo del sogno americano ai margini della società” – secondo le parole di Greg Tate, scrittore, produttore e pioniere del giornalismo hip hop.
    (di Fabio Germani – via Mookie – newsletter)

Strade di Minneapolis

Bruce Springsteen ha ultimato “Streets of Minneapolis” in soli tre giorni. Una risposta immediata al “terrore di Stato” in corso a Minneapolis e un atto di solidarietà totale con la città del Minnesota in lotta contro le mortifere e inumane gesta dell’ICE. Riprendendo le parole che Max Zarucchi ha scritto su Humans vs Robots sull’instant song del Boss:

una ballata dura e coraggiosa: nessuna licenza poetica qui, solo nomi, cognomi, date, fatti, sangue e lacrime, sempre mettendoci la faccia, dove l’interpretazione vocale di Springsteen vale tutto il pezzo, con la rabbia mista a dolore e frustrazione che non possono non cedere il passo alla fierezza. Perché non bisogna mollare, non ora. E non solo in America: ovunque.

Oltre a Springsteen, in questi ultimi giorni altri musicisti hanno deciso di non guardare altrove e di schierarsi apertamente dalla parte di chi sta resistendo. Billy Bragg ha dedicato “City of Heroes” al coraggio di chi a Minneapolis rischia la pelle per difendere la propria comunità, Philip Glass ha ritirato la sua sinfonia dal Kennedy Center per protesta contro le politiche di Trump e Tom Morello ha organizzato per stasera “Defend Minnesota” – insieme ai Rise Against, Al Di Meola e a Ike Reilly – concerto benefit il cui ricavato sarà interamente devoluto alle famiglie di Renee Good e Alex Pretti, vittime dell’ICE a Minneapolis.

Per chiudere il post, siccome del testo e delle vicende di “Streets of Minneapolis” voglio tenerne traccia – sia mentale sia su queste pagine – lascio qui di seguito una mia traduzione imperfetta ma sentita.


Strade di Minneapolis

In mezzo al ghiaccio e al freddo dell’inverno
lungo Nicollet Avenue
una città in fiamme combatteva fuoco e ghiaccio
sotto lo stivale di un occupante.
L’esercito privato di re Trump del DHS
le armi agganciate ai cappotti
arrivava a Minneapolis per far rispettare la legge
a sentire loro sarebbe così.
Contro fumo e proiettili di gomma
nelle luci dell’alba
i cittadini si schieravano per la giustizia
le loro voci echeggiavano nella notte.
E c’erano impronte di sangue
laddove avrebbe dovuto esserci pietà
e due morti lasciati morire sulle strade imbiancate
Alex Pretti e Renee Good.

O nostra Minneapolis, sento la tua voce
cantare nella nebbia insanguinata
ci schiereremo con questa terra
e con lo straniero in mezzo a noi.
Qui in casa nostra hanno ammazzato e vagato
nell’inverno del ’26
ricorderemo i nomi di chi è morto
nelle strade di Minneapolis.

Gli sgherri federali di Trump lo hanno pestato
sul volto e sul petto
poi abbiamo sentito gli spari
e Alex Pretti giaceva nella neve morto.
Hanno detto che era “legittima difesa, signore”
non credere ai tuoi occhi
sono il nostro sangue e le nostre ossa
e questi fischietti e questi telefoni
contro le sporche menzogne di Miller e Noem.

O nostra Minneapolis, sento la tua voce
piangere nella nebbia insanguinata
ricorderemo i nomi di chi è morto
nelle strade di Minneapolis.

Ora dicono di essere qui per far rispettare la legge
ma calpestano i nostri diritti
se la tua pelle è nera o marrone, amico mio
possono interrogarti o deportarti al volo.

Nei cori “Fuori ICE ora”
resistono il cuore e l’anima della nostra città
tra vetri rotti e lacrime di sangue
nelle strade di Minneapolis.

O nostra Minneapolis, sento la tua voce
cantare attraverso la nebbia insanguinata
Qui in casa nostra hanno ammazzato e vagato
nell’inverno del ’26
Ci schiereremo con questa terra
e con lo straniero in mezzo a noi.
Ricorderemo i nomi di chi è morto
nelle strade di Minneapolis.


(Screenshot da Bruce Springsteen – Streets Of Minneapolis (Official Lyric Video) | via YouTube)