Gordon Gekko è ancora qui

«L’1% più ricco possiede metà dell’intera ricchezza di questo paese. Cinquemila miliardi di dollari. Un terzo proviene dal duro lavoro, due terzi da eredità: interessi sugli interessi che si accumulano per vedove e figli idioti. E da quello che faccio io: speculazioni azionarie e immobiliari. È una stronzata. Il 90% della gente là fuori possiede un patrimonio netto minimo o nullo. Io non creo niente, io possiedo. Noi siamo quelli che fanno le regole, amico. Le notizie, la guerra, la pace, la carestia, i disordini, il prezzo di una graffetta. Noi tiriamo fuori il coniglio dal cappello mentre tutti gli altri se ne stanno lì chiedendosi come diavolo ci siamo riusciti. Ora, non sarai così ingenuo da credere di stare vivendo in una democrazia, vero? È il libero mercato. E tu ne fai parte. Hai quell’istinto da killer. Rimani qui, amico, ho ancora molto da insegnarti».

Queste sono le parole che Gordon Gekko, lo speculatore di “Wall Street” di Oliver Stone, pronuncia per spiegare al giovane Bud Fox come funziona il capitalismo finanziario americano degli anni Ottanta. Mi è capitato di ascoltarlo di nuovo scrivendo dell’ultimo singolo dei Good Riddance, “There’s Still Tonight”, di cui ho scritto su Humans vs Robots. La band californiana da anni ha la sana e utile abitudine di far precedere le proprie canzoni da citazioni prese da film o discorsi e quella di Gekko mi è rimasto particolarmente impressa anche se è stata usata in un loro album del 2019.

Sarà che lo stato della disuguaglianza attualmente negli Stati Uniti rimane sconcertante e se ne ha conferma ascoltando le parole di un video che Bernie Sanders ha pubblicato online, commentando il discorso sull’Unione di Trump:

«Da quando è stato eletto, i miliardari hanno visto aumentare il loro patrimonio di 1.500 miliardi di dollari. Un dato davvero straordinario. Per questo motivo, oggi abbiamo una disuguaglianza di reddito e ricchezza che non ha precedenti nella storia del nostro Paese. Ma mentre i più ricchi se la passano straordinariamente bene, sorpresa-sopresa, ecco cosa Trump non ha detto.
Oggi in America, oltre il 60% della popolazione vive alla giornata, con milioni di americani che faticano a mettere il cibo in tavola, pagare l’affitto, avere un’assistenza sanitaria, l’asilo nido, l’istruzione e le altre necessità primarie. Il 60% della popolazione vive alla giornata».


Immagine: screenshot da “Wall Street Clip – “Democracy?” (1987) | via YouTube

La guida gastronomica degli Stormo

È uscito da poco “Gesti”, singolo degli Stormo, una dei gruppi punk hardcore – o post-hardcore, fate voi – tra i miei preferiti. Ne ho scritto su Humans vs Robots tirando in mezzo niente meno che Giacomo Leopardi e la sua ginestra per concludere un discorso sulle piante e la loro eroica capacità di nascere e svilupparsi in ambienti climaticamente ostili. Una metafora vegetale che il quartetto ha usato anche visivamente sulla copertina dei loro ultimi due album.

Ma quello che voglio appuntarmi qui è una di quelle informazioni laterali che possono risultare utilissime nella vita di tutti i giorni. Gli Stormo sono abituati da anni a macinare chilometri, in Italia e in Europa, per raggiungere i luoghi dei loro concerti. Durante questi spostamenti, si fermano spesso a mangiare in trattorie e ristoranti per camionisti che poi recensiscono su Google Maps, lasciando traccia dei loro pasti e tragitti. A differenza della guida Michelin, nata dai due fondatori dell’omonima azienda di pneumatici per incentivare le persone a muoversi, consumare le gomme così da comprarne di nuove, la guida gastronomica dei nostri è più una sincera testimonianza delle portate che servono per rimettere energie in corpo durante la lunga via del rock. Siccome metà della band è vegana, anche chi mangia solo ciò che non si muoveva da vivo, può usufruirne con godimento.

Personalmente, quando sarò nelle sue vicinanze, voglio fermarmi a La Sosta del Camionista.

Edit: Grazie alla segnalazione via social di Marco Manicardi, si apprende di un’altra rapida guida di alcuni posti dove mangiare quando sei in giro per concerti: le Osterie in tour dei Gazebo Penguins.


Foto: Stormo Local Guide | Ristorante Pizzeria Le Due Fontane | via Google Maps.

Quello che Joe Strummer ci ha insegnato

Oggi valgono ancora di più le parole dette quasi dieci anni fa da Henry Rollins:

«This is not a time to be dismayed, this is punk rock time. This is what Joe Strummer trained you for. It is now time to go».
– Audioclip via trashflow | Soundcloud

Anche un mosh pit può dare forza alle proteste in corso negli Stati Uniti: come quello che si innescato sabato 31 gennaio nel bel mezzo di Alameda Street, durante un concerto organizzato di fronte allo Street Metropolitan Detention Center, quando centinaia di punk hanno unito il loro grido contro l’ICE a quello della band punk hardcore più pazza di Los Angeles, i Dead City, maestri negli show di strada istantanei.

Appalachia Mon Amour

È da un paio di anni che ogni volta che entro in una libreria insieme a mia moglie e mio figlio, vengo interrogato da entrambi con uno sguardo che sottointende lo stesso messaggio: “Mica prenderai ancora qualche libro degli scrittori degli Appalachi?”. E ottanta – diciamo anche novanta – volte su cento va a finire proprio così.

Non è questo il momento di spiegare i motivi che mi hanno portato a appassionarmi alla storia e alla letteratura di questa terra, quello che voglio qui sottolineare è come questa attrazione sia permeata e si sia depositata così a fondo nelle mie passioni culturali tanto da entrare, inconsapevolmente o meno, in molte delle cose che scrivo, online e non.

Ultimi due esempi concreti sono le due tracce della “Bonus Tracks: 30 canzoni sul lato B del nostro 2025” uscita oggi su Humans vs Robots: due canzoni uscite nel 2025 che hanno a che fare con l’Appalachia. La prima in maniera tangente perché tira in ballo Knoxville, la città nel Tennessee in cui si sono formati i New Brutalism e in cui ha passato l’adolescenza Cormac McCarthy usando quelle ambientazioni appalachiane nei suoi primi romanzi – “Il buio fuori”, “Il guardiano del frutteto” e il bellissimo “Suttree”. La seconda in modo molto più diretto perché i Vile Mind sono un gruppo che suona dichiaratamente Appalachian hardcore e che arriva da Huntington, nel West Virginia, l’unico stato interamente compreso nella regione appalachiana, epicentro di quella crisi degli oppioidi che ha falcidiato generazioni già provate dal declino industriale, dalla bassa scolarità e dallo sfruttamento – ambientale e umano – subito per decenni dall’Appalachia.

Non so quanto nel nuovo anno, ormai prossimo, scriverò su questo blog, ma è certo che quando lo farò uno degli argomenti più toccati sarà quello della letteratura e della storia dell’Appalachia. Così chi vuole ne capirà meglio il perché. Me compreso.


Immagine: “Miners starting home after work” – West Virginia | Foto di Marion Post Wolcott | via Photogrammar