La risposta alla domanda del post precedente me la sono cercata da solo. E l’ho trovata in una lettera che Tim Berners-Lee ha scritto al Guardian pochi giorni fa. Siccome mi fido molto della persona che ha inventato e ci ha regalato – meglio scriverlo un’altra volta: ci ha regalato, visto che è anche il titolo che gli ha dato giustamente il Guardian – il World Wide Web, ne riporto alcuni estratti qui sotto, traducendoli al volo:
Ora siamo a un nuovo bivio, in cui dobbiamo decidere se l’intelligenza artificiale verrà utilizzata per il miglioramento o a detrimento della società. Come possiamo imparare dagli errori del passato? Prima di tutto, dobbiamo assicurarci che i decisori politici non finiscano per giocare alla stessa partita decennale di rincorsa ai social media. Il momento di decidere il modello di governance per l’intelligenza artificiale è arrivato ieri, quindi dobbiamo agire con urgenza.
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Nel 2017 ho scritto un esperimento mentale su un’IA che lavora per te. L’ho chiamata Charlie. Charlie lavora per te proprio come il tuo medico o il tuo avvocato, vincolato da leggi, regolamenti e codici di comortamento. Perché non si possono adottare gli stessi quadri normativi per l’IA? Abbiamo imparato dai social media che il potere risiede nei monopoli che controllano e raccolgono dati personali. Non possiamo permettere che la stessa cosa accada con l’IA.
[…]
È difficile immaginare una grande azienda tecnologica che accetti di condividere il World Wide Web senza ritorni economici, come invece fece il CERN [con il World Wide Web]. Ecco perché abbiamo bisogno di un ente no-profit come il CERN che promuova la ricerca internazionale sull’intelligenza artificiale.
Da queste parole potrebbe finire la disperazione del non sapere cosa fare e potrebbe iniziare una tattica, come ha scritto anni fa Raoul Vaneigem, frase ripresa in un famoso murales di Banksy per il movimento di Extinction Rebellion che metto come immagine di sprone per questo post.

