Ti ricordi al Litcamp? #1

Quando io e Monia si lascia l’A21 e ci si indirizza su corso Unità d’Italia sono le undici di notte di venerdì sera: in macchina c’han fatto compagnia tre capitoli dell’Italia spensierata e l’intervista fahrenaitica di Sinibaldi al Giovanni Lindo in odor di santità. A parte un incidente che c’ha bloccato per quasi un’ora dalle parti Reggio Emilia (dove sapete che c’è quel ponte a metà tra Blade Runner e Appuntamento a Belleville) s’arriva a Turin abbastanza tranquillamente: fratell’arseni’ ci viene a prendere vicino al monumentone ai caduti di Crimea, trecento metri dopo un ristorante cinese sfiorato dal traffico notturno che mi fa sentire ancora più punk agricolo di quanto in realtà dichiari ogni due-tre mesi. E c’ha i capelli più corti il bravuomo nostro e la sigaretta girata di Golden Virginia col filtro che una volta gli scivola via (ah, la gentle art of rolling che s’incammina verso la fase 2.0 grazie ai tips&tricks di Pablo, fumatore di tabacco Pueblo). Si risale subito in macchina e s’arriva che è quasi mezzanotte a un caffé dove fuori c’è una pipinara di persone, accaldate, felici e sbevazzanti tra cui passano Casacci dei Subsonica, Mao e la figlia di Fernandel. Ma chi c’interessa a noi adesso è il poeta 3.0, voce e costrutto di radio catrame19, uno che veramente, ragazzi, uno che “Montale se lo incula quando vuole” e che risponde al nome di Guido Catalano: lui ci spunta davanti aggirando la siepe di vasi che delimitano il dehors (a Torino si chiamano proprio così) e è un piacere abbracciarlo e sentirlo parlare live: gli si dà subito una copia del Pinokkiaccio, ci si sorprende dei miei capelli che non dovevano esserci e ci si mette d’accordo per la mattina seguente per ritrovarsi presto nelle sale del palazzo Graneri della Roccia, in via Bogino.

arsenio bravuomo - radio catrame19 Puntualissimi o quasi, alle otto e quaranta siamo lì con Toni che abbiamo caricato per strada insieme ai suoi fidi portatili: si portano le robe dentro (bottiglie d’acqua, bartolo, un iMac novissimo, il mixer, coppinesco e cavi e cavetti per la diretta radiofonica) grazie anche all’aiuto di e.l.e.n.a., sorriso mattutino e agilità di parole a e scrittura che non cederà nemmeno il giorno dopo tra gli stand del Lingotto e che conosco dieci minuti dopo quando vado a ritirare il mio badge e il moleskine, bei regali preparati dagl’organizzatori per tutti i campers.
Rientro nella sala 1 per godermi l’arrivo di herr Effe: mi allungo sulla punta delle mie sciancate clark per salutarlo e complimentarmi meglio e da subito per l’organizzazione e la gentilezza con cui ha curato, ‘nsieme all’arseniaccio nostro e al quasi ubiquo Vittorio Pasteris, tutto l’ambaradà di questo barcàmpo che sta per principare.
E ‘nfatti ci siamo quasi: mi metto a twitterare un po’, poi arriva Guido e si fa un post preparatorio per la diretta di catrame 19; la nicotina reclama e si va a fumare una sigaretta sul terrazzo della sala del pianoforte dove s’incontrano Sonetti (che non fuma ma che un geniaccio della metrica) e Elena di Delymyth (che fuma e riporta ciò che accade multimedialmente e in tempo reale che è uno spettacolo)
Enz’, che per chi ancora non lo sa è il tecnico del suono di radio catrame19, si nasconde tra gli stucchi e gl’affreschi degl’alti soffitti e manda messaggi cifrati al bravuomo in consolle: è il segnale consueto (una sorta di Aldo dice 26×1 in tempi di pace) e significa che parte la diretta del Litcamp.
Ma per questo ci vuole un post (o anche due) a sé.
Tra pochino, neh.

5 comments

  1. Boia cane! (ci vuole un incipit così perché questo è un commento di reclamo, “propio propio” incazzato, insanguinato…)
    Promettici che sistemi l’intervento collodiano al litcamp su RadioCatrame e che non te lo sei perso in podcast di dubbia fama…
    Voglio sentire che hai detto, e soprattutto sapere com’è venuto il libercolo, e poi, ma non c’entra, come fare a darti i soldini, anzi gli zecchini, perché tu me lo spedisca.

    bye

  2. Hai ragione, ma il casino è che non lo so che è successo o sul server o nell’admin del sito catramico.
    A ‘sto punto mi sa che ci vuole la mano bravuomica per risolvere l’arcano. Comunque la cosa la sistemiamo di sicuro. Sì, sì, sì.

  3. confesso: ho carpito un pinokkio. ebbene sì. e non lo restituisco più. dentro ci sono storie troppo belle (lette per metà). che mi hanno fatto rappacificare con il burattino.
    ché a me, pinocchio, da bambina, mi aveva turbato un po’. non so bene perché. forse perché non è una favola che tutto fila via liscio come l’olio. perché ci sono i cattivi. ma di quei cattivi che un po’ tieni per loro. forse è questo. che c’è il male e a te piace pure un pochino. e da bambino, quando, invece, è netta la distinzione fra buoni e cattivi, forse, questo ti sembra che non è giusto. ti spiazza. boh!

    però ora mi sento a debito. che si fa?

    ma davvero ci potrebbe essere un pinokkio 2?

  4. Si può fare, Elena, che tra i rivisitatori del Pinocchio 2.0 sarebbe bello averti anche te. Eh?

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